Salice Terme 2020


Le Terme di Salice si avvalgono di acque provenienti dalla Fonte Sales, le cui proprietà curative erano note già ai tempi dei romani.
Intere legioni si fermavano lì per curarsi e riposarsi dopo le campagne in Gallia o nel Nord Europa e anche Giulio Cesare, cui è stata dedicata una fonte, pare frequentasse Salice spesso e volentieri per curarsi una brutta psoriasi.
A partire dagli anni  ‘30 ma soprattutto nel Secondo Dopoguerra, Salice Terme letteralmente esplose. Complice anche la decisione dei privati di vendere la struttura allo Stato, che a partire dagli anni ‘50 cominciò a inviare i mutuati, migliaia di ammalati di dermatite o con problemi respiratori.
Dietro al successo di Salice non c’erano solo la posizione privilegiata e i costi contenuti, ma anche un fiorire continuo di manifestazioni estive di ogni natura che attiravano gente.
«A Salice si sogna e si guarisce», così scriveva la poetessa Ada Negri, alla quale è dedicata una quercia secolare del Parco. 
Concerti di prestigio, serate danzanti, manifestazioni sportive. Concorsi di bellezza e un premio cinematografico capace di richiamare in riva allo Staffora, il torrente che bagna Salice, il meglio di Cinecittà.
I turisti trascorrevano nella cittadina della Valle Staffora rilassanti periodi di vacanza. Era la Salice del ritiro della Juventus e dei concorsi ippici, degli imprenditori che acquistavano ville in mezzo al verde.

Alla fine degli anni ’80 e nei ’90, i miei anni del Liceo e dell’Università, questi luoghi sono stati anche l’indiscusso fulcro della mia vita sociale: il ritrovo del venerdì e del sabato sera con gli amici era proprio sulla panchina a lato della pizzeria Il Gabbiano, proprio di fronte all’ingresso delle Terme.
I caffè gremiti, il gelato della Sala, dove trovare un tavolo libero per il nostro gruppo era sempre un’impresa.
La musica dal vivo in ogni locale, i motociclisti radunati a decine ogni domenica al crocevia del paese, le discoteche che ogni weekend richiamavano arrivi costanti da almeno due province, il torrente Staffora (oggi poco più di un rigagnolo) ancora colmo d’acqua anche in estate, le feste a casa degli amici sui colli di Salice, gli spalti pieni al concorso ippico annuale.
E ancora: a dicembre il consueto tour degli alberi di Natale delle ville e il vin brûlé alla mezzanotte del 25, la pizzetta di Zambelli a metà pomeriggio dopo una giornata in piscina o sui colli, il tradizionale ritrovo in panchina dopo il Gran Premio di Formula 1,  le grigliate di gruppo davanti alle partite dei mondiali, con la tv attaccata alla prolunga e posizionata in giardino. Luoghi che hanno fatto da sfondo ad anni indimenticabili, e che rivedere così desolati, a distanza di vent’anni, fa sembrare quel tempo come un disegno sempre più sbiadito.

A quel tempo il valore della struttura venne stimato attorno ai 28 miliardi di lire, ma da quel momento in poi si registrarono solo perdite, nonostante i numerosi sforzi messi in campo da impresari intenzionati a risollevare le sorti delle sorgenti sulfuree e salsobromoiodiche scoperte da Giulio Cesare.
È difficile immaginare che il centro termale odierno, reduce da un fallimento lungo e doloroso, abbandonato a se stesso e all’incuria, sia stato per tanti anni uno dei luoghi più chic della Lombardia.
Una prima avvisaglia che qualcosa nelle terme di Salice non stava girando per il verso giusto la si ebbe a metà anni ‘90 con la decisione dell’ex governo Dini di privatizzare le terme di Stato.  Nel 2003 le Terme di Salice conclusero un contratto con il club Juventus per ospitarne il ritiro estivo, ma nel giro di 12 mesi l’affare saltò poiché emerse un buco nei conti da oltre quattro milioni.
Fra polemiche e annunci di nuove iniezioni di liquidità, l’agonia delle Terme di Salice si è trascinata fino all’ inverno 2017, quando dopo l’ennesimo tentativo di rilancio di una cordata romana, il centro è stato dichiarato fallito a tutti gli effetti.
Che durante la stagione invernale si registri un calo delle presenze di turisti, è sempre stata una costante per la cittadina, ma commercianti ed albergatori in molti casi si arrendono e chiudono.
Il sindaco garantisce che rispetto a quanto fatto in passato, assicureranno massima collaborazione a futuri acquirenti, seri e capaci, che presenteranno progetti mirati ed intelligenti per salvare le terme.
Il 17 marzo 2020 si terrà la terza asta, e l’intero patrimonio che comprende Terme, Grand Hotel, Parco di Salice, l’antico maneggio, concessioni minerarie per l’estrazione delle acque e licenze, verrà battuto a 2,8 milioni di euro con possibilità al ribasso sino a 2,1 milioni.