Homo turisticus
la traversata

Estate. Qualche ora di traghetto verso un’isola. Un tempo sospeso, senza alternative.

Visti da lontano siamo una massa compatta, un corpo unico chiuso in un recinto galleggiante. Gli spazi sono condivisi, i confini personali si assottigliano, l’attesa diventa un’esperienza collettiva. Sembra quasi che ci si senta autorizzati ad abbandonarsi a quello che quasi automaticamente viene percepito come un ineluttabile destino comune: assumere la forma del turista.
Quando prendo la macchina fotografica il mondo si restringe. Entro nel mio flusso, mentre per gli altri divento invisibile o, al contrario, sospetta. C’è chi mi scambia per l’ennesima turista compulsiva, chi mi guarda con fastidio. Io scatto e passo oltre. In questo rito estivo condiviso, il confine tra osservare ed essere osservati si assottiglia. Arrivo a immaginare qualcuno che fotografa me mentre fotografo gli altri.
Un gioco di sguardi in cui nessuno è davvero esterno, nemmeno chi guarda.