Qualcosa di familiare

È uno spazio bianco, vuoto, ciò che è affiorato mentre nel corso degli anni scorsi ho sentito il bisogno di tracciare le linee della parte materna del genogramma della mia famiglia.
Il cognome di mia nonna è inventato. Secondo le testimonianze disponibili nasce nel 1903 da una ragazza madre che, per imposizione di sua madre, cioè della mia trisavola, viene costretta ad abbandonare la bambina in ospedale e a non riconoscerla. Adottata da una famiglia di un paese non lontano da quello di nascita, ultima arrivata in una famiglia già numerosa, mia nonna cresce donna dal carattere deciso, pragmatico e caparbio, si sposa ed ha cinque figli, ultima mia madre. 
Le ho immaginate così, le figure femminili della mia storia, insieme a quella del mio bisnonno biologico, del quale non si hanno informazioni. 
Segreti familiari a cui cerco di dare fisionomie e al contempo di togliere peso, affidando loro sembianze, luci e forme attraverso la fotografia. Restituire ai miei antenati i presupposti delle loro singole identità,  nell'ambizioso tentativo di far rivivere attraverso il mezzo fotografico contesti, valori e situazioni. 
Immaginare, immedesimarsi, ricostruire, ripristinare una trasmissione interrotta, quasi come per verbalizzare un "non detto" doloroso, tramandato in modo completamente silente. 
Sono stata, in un altro tempo, negli stessi luoghi in cui le tracce si perdono, come un rabdomante in cerca di segnali. Anni or sono era stato da sola, un ritornare in cerca di testimonianze e informazioni; stavolta, voglio che sia in compagnia della mia macchina fotografica, e che sia solamente un ascolto di sensazioni.  
Una ricerca che assomiglia alla cura di una ferita, un tentativo di lenire una frattura, riparare un danno transgenerazionale. Un continuum che si snoda tra scene immaginate o sognate. Tentare di liberare un'energia intrappolata, sentirsi parte attiva di un nuovo equilibrio tra debiti e crediti.

si ringrazia Sara Munari per gli insegnamenti preziosi e l'editing.

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On the go

Non-luoghi, i luoghi in cui non abitiamo e in cui soltanto transitiamo e ci muoviamo, ed in cui rimaniamo anonimi ed individuali, eppure in essi è possibile scoprirsi simili agli altri. Un movimento senza sosta in cui non ci si relaziona l'un l'altro ed in cui passandosi accanto sembra quasi talvolta di sentire strofe di canzoni come un mescolarsi di pensieri nei rumori di fondo. Nei non-luoghi vive l'essenza del 'qui ed ora'. I non-luoghi sono spazi standard che l'individuo può non conoscere,  ma nei quali "riconosce". 

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"Non-places", those places we don't live in, but that we only pass through, while remaining anonymous and even deeply individual, but where we still can find ourselves similar to others. An endless motion where we don't relate to each other, where verses of songs seem to be echoed like overlapping thoughts over background noise. In non-places lives the essence of the "here and now". They're standard spaces, where the individual doesn't know, but where he can still "recognize".

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