Homo turisticus
la traversata

Estate, qualche ora di traversata su un traghetto verso un’isola.
Visti nell’insieme siamo tutti parte di una massa. Chiusi in un recinto galleggiante, sospesi nell’attesa dell’arrivo, senza il lusso di spazi privati, sembra quasi che ci si senta autorizzati ad abbandonarsi a quello che quasi automaticamente viene percepito come un ineluttabile destino comune: assumere la forma del turista.
Prendo la macchina fotografica, il mondo improvvisamente si concentra, entro nel mio flow del “qui ed ora”ed ecco il colore, il divertimento, talvolta scattando incontro sorrisi che ricambio, talvolta sguardi torvi e sospettosi e allora mi limito a rubare l’immagine e proseguo imperterrita.
I turisti in certe circostanze sono strani e buffi nei comportamenti. A volte si muovono come un gregge, o interagiscono in modo tribale. E’ come se l’essere presi dall’essere turisti  impedisse di vedere o sentire tutto ciò che esula dal concetto di rilassatezza.
Arrivo al punto di immaginare che qualcuno a sua volta abbia rubato uno scatto di me che scatto foto agli altri turisti.
Chissà qual è il confine tra l’osservare e l’essere osservati.